I Mercati della Terra sono uno dei progetti più ambiziosi e complessi di Slow Food. Lanciati nel 2004, hanno l’obiettivo di favorire la relazione diretta tra produttori e consumatori, eliminando gli intermediari e rendendo più accessibile il cibo buono, pulito e giusto.

Richiedono però anche una notevole organizzazione tra i partecipanti: la gestione di ogni singolo mercato, infatti, è affidata alla rispettiva Comunità Slow Food, alla quale aderiscono tutti i soggetti coinvolti, compresi i produttori che vendono la propria merce.

Ma quanto sono efficaci i Mercati della Terra nel raggiungere gli obiettivi – ambientali, sociali, economici – che si pone?

Due ricercatori hanno cercato di rispondere a questa domanda: si tratta di Burçin Hatipoglu, visiting fellow & lecturer presso l’Università del Nuovo Galles del Sud in Australia, e Kıvanç İnelmen dell’Università del Bosforo in Turchia.

Hatipoglu e İnelmen hanno analizzato i Mercati della Terra di Slow Food concentrandosi sul loro contributo alla conservazione della biodiversità e alla giustizia sociale nel quadro degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Oss) dell’Onu. L’Obiettivo 12, in particolare, è quello che mira a “garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo”. Abbiamo raggiunto Burçin Hatipoglu per chiederle qualche dettaglio in più sulla ricerca svolta.

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